Le macchinine e la Trinità

Le macchinine e la Trinità

Cerco di iniziare le mie mattine seduto su una sedia blu sorseggiando caffè nero. Ammiro il genio del pastore etiope che 1200 anni fa scoprì questa curiosa bevanda che oggi mi aiuta a svegliarmi. Non accendo nessuna luce. L’oscurità è un promemoria necessario per una personalità come la mia, che è troppo facilmente attratta dal riconoscimento.

La mia sedia è rivolta verso est e si affaccia su sei finestre. Osservo l’arrivo del sole, che è tutt’altro che casuale. Questo silenzio e questa quiete sono ciò che cerco.

Ciao papà.

Il silenzio viene interrotto senza remore quando il mio figlio più piccolo mi viene incontro con passo ondeggiante, indossando un pigiama con i piedini e una spugna che finge di essere un pannolino. Ha i capelli arruffati e impregnati dell’odore del sonno. I suoi occhi brillano di speranza e malizia.

“Papà, ieni, iocare acchinine.” (traduzione: “Papà, vieni a giocare con le macchinine.”)

Alcune mattine riesco a sentire le sue parole come un invito, non come un’interruzione. Come parole piene della stessa bontà della quiete e del silenzio di cui ero appena parte. Mi prende per mano e mi conduce con la sua andatura a gambe arcuate nella stanza dei giochi. Macchinine e trattori sono sparsi ovunque insieme ai 14 vestiti delle sue sorelle indossati il giorno prima.

Libero un po’ di spazio sul tappeto e tiro fuori una scatola di macchinine. Scegliamo le nostre macchine e iniziamo a giocare, gareggiando l’uno contro l’altro e fermandoci a prendere un gelato lungo la strada. Lui è già fluente nel linguaggio maschile che imita il rombo dei motori e lo scontro delle auto. Questo mondo immaginario pieno di possibilità e creatività mi sembra familiare e confortevole, come visitare un amico che è stato lontano troppo a lungo.

Mi chiedo se questo sia il vero spazio sacro della mia mattinata, il luogo che rispecchia il desiderio del Padre, del Figlio e dello Spirito di partecipare con noi. Uno spazio che mi invita costantemente. Un luogo con uno spazio genuino tra noi. Uno spazio per la danza del gioco, quella che richiede la partecipazione di entrambe le persone, che devono essere in sintonia e consapevoli l’una dell’altra, e nel processo perdersi nella sua bontà.

Autore: Jesse French