Cosa provoca al tuo cervello la mancanza di perdono

Cosa provoca al tuo cervello la mancanza di perdono

by Liberati In Cristo On 14/11/2019

Tutti siamo stati profondamente feriti in qualche modo... un tradimento da parte del coniuge, una critica dietro le spalle da un amico, un giudizio sgradevole da un membro della chiesa, una falsa accusa da parte di un collega, un trattamento ingiusto da parte del datore di lavoro o da un genitore. Più profonda sarà la ferita, più tempo e maggiore difficoltà si avrà a perdonare. Ma a volte semplicemente non ci va. Nutriamo rancore. Facciamo crescere il risentimento nei nostri cuori. Alimentiamo l'offesa. Di conseguenza, diventiamo prigionieri del nostro dolore e danneggiamo il nostro cervello.

 

Quando qualcuno ci ferisce, è naturale e normale provare dolore. Dio ha creato il nostro cervello per aiutarci a sopravvivere di fronte agli eventi percepiti come minacciosi. Questa è una reazione chiamata lotta-fuga-congelamento, generata nei nostri centri emotivi, mediata principalmente da due ammassi di cellule cerebrali a forma di mandorla, chiamate amigdale.

 

Quando le amigdale vengono attivate, iniziano una serie di processi biochimici all’interno del nostro organismo. Le ghiandole surrenali che si trovano sopra i nostri reni rilasciano l'ormone dello stress; il cortisolo nei nostri corpi rilascia neurotrasmettitori nel cervello. Essi a loro volta attivano parte del nostro sistema nervoso chiamato “sistema nervoso simpatico”. Quando questo sistema viene attivato, la nostra attenzione si concentra maggiormente sulla sopravvivenza, il nostro sistema digestivo si ferma, le nostre pupille si dilatano, le nostre ghiandole salivari rallentano, la nostra pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano e i nostri muscoli diventano pronti all'azione. Il nostro corpo si prepara a combattere, fuggire o congelarsi.

 

Questo processo può attuarsi indipendentemente dal fatto che ci troviamo realmente in una situazione di pericolo, oppure semplicemente abbiamo la sensazione che ci vogliono davvero fare del male.

 

La mancanza di perdono mantiene i nostri corpi e il cervello, in un continuo stato di allerta, che comporta conseguenze poco salutari:

 

      La Ruminazione: quando i pensieri diventano ripetitivi e alimentano il dolore, rafforzando le emozioni negative, focalizzando l’attenzione sull'evento e sulla sofferenza, danneggiando così il proprio processo cognitivo. La concentrazione e l’orientamento su un compito si riduce, il dialogo interiore spesso fallisce e non fa altro che riportare alla mente sentimenti negativi della situazione dolorosa vissuta.

      La riduzione della memoria: quando siamo stressati per lunghi periodi di tempo (ad esempio, quando non vogliamo perdonare), il cortisolo atrofizza il nostro cervello, in particolare il nostro centro di memoria chiamato ippocampo.

      Emozioni negative amplificate: lo stress prolungato amplifica la sensibilità delle nostre amigdale, rendendoci ancora più suscettibili ad ulteriori dolori e ferite.

      Schadenfreude: questo concetto descrive il piacere segreto che proviamo quando vediamo coloro che ci hanno ferito sperimentare la sventura. In realtà questo senso di godimento spinge il nostro cervello a produrre dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Insomma, la persona ferita è felice nel vedere accadere cose brutte a coloro che non vuole perdonare. Praticamente l'opposto della preghiera che Gesù dice di fare per i propri nemici.

 

La mancanza di perdono quindi, non solo ci tiene incatenati alla persona che ci ha fatto del male, ma influenza profondamente il nostro corpo ed il nostro cervello.

 

Quindi cosa dobbiamo fare? Prendi in considerazione i consigli qui sotto riportati, ti aiuteranno a perdonare coloro che ti hanno ferito.

 

1.     Innanzitutto, accetta il dolore. Quando accettiamo il dolore (senza cercare di alimentarlo o analizzarlo) in realtà non facciamo altro che ridurre il suo impatto negativo sul nostro stato d’animo.

2.     Armati di una penna ed un foglio di carta. Elaborare il dolore attraverso la scrittura può alleviare la sofferenza, aiutandoci a vedere le cose da una prospettiva migliore. Tuttavia, non permettere che la scrittura diventi un altro modo per generare e rafforzare il dolore. Attraverso la scrittura cerca di capire cosa pensa Dio al riguardo e chiedigli di guarirti.

3.     Inizia a perdonare. Nota che qui ho usato la parola "inizia". Qualche torto può essere perdonato immediatamente. Altri potrebbero aver bisogno di molto più tempo. Il perdono è un processo. Più profondo sarà il dolore, più tempo ci vorrà per concedere il perdono. Perdonare non vuol dire dimenticare. Piuttosto, il vero perdono consiste nel ricordare i torti subiti, in misura sempre minore.

4.     Attingi profondamente dalla grazia di Dio. Alla base della fede cristiana c’è la grazia; ricevi dunque la grazia di Dio ed estendila a chi ti ha ferito.

 

L'apostolo Paolo ci ricorda in Colossesi 3:13 di perdonare gli altri come Gesù ha fatto con noi.

 

Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”.


Autore: Charles Stone