Dio, dove sei stato?

Dio, dove sei stato?

by Liberati In Cristo On 17/12/2020

Allora rispose al Signore e disse: "Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno… Si, ne ho parlato ma non lo capivo…"

Giobbe 42:1–2

Dai primi due capitoli di Giobbe leggiamo che il Signore permise a Satana di attaccarlo. Così lui perse la famiglia, i dipendenti, gli amici, gli affari e la salute.

     Molti faticano ad abituarsi all'idea che Dio abbia permesso a Satana di schiacciare Giobbe; consentire un attacco così brutale e duro suona crudele. Ma scaviamo un po' più a fondo:

1. Dio impose dei limiti a Satana. Egli aveva tutto sotto controllo.

2. Dio conosceva le sofferenze che Giobbe aveva attraversato e come aveva reagito. Questo ci viene dimostrato da come Dio si presentò sulla scena, per "rispondere a Giobbe dal seno della tempesta" (Giobbe 38:1).

3. Dio ha usato le prove di Giobbe per bruciare le sue aspettative irrealistiche. Molti cristiani immaginano la vita come una gita gioiosa verso il Cielo e per Giobbe l'inizio è stato simile. Ma l'unica garanzia che abbiamo come cristiani è che in questa vita avremo tribolazioni (Giovanni 16:33). La fede non messa alla prova è debole. Dopo la difficoltà, comprenderemo che tutto ciò che ci resta è Dio, scoprendo che Lui è tutto ciò che vogliamo. La fede testata dal fuoco è solida come una roccia.

4. Dio non ha lasciato Giobbe ai capricci di Satana. Il tempo di prova era limitato.

5. Dopo le dure prove che ha attraversato, Giobbe conobbe Dio più intimamente. Comprese che Egli aveva tutto sotto controllo, era fedele, benevolo, paziente e aveva uno scopo che andava ben oltre la sua comprensione umana. Per questo motivo, lui ritirò le accuse mosse verso Dio (Giobbe 40:1–5).

6. Dio ha usato le prove di Giobbe per benedire molte generazioni. Pensa alle decine di migliaia di persone che hanno trovato conforto nel libro di Giobbe, rendendosi conto che non sono soli, ma che Dio controlla tutto e che le prove che stanno attraversando hanno un senso, e uno scopo ben preciso. Satana accusa Dio di essere crudele, ma la verità è che senza Dio non abbiamo né speranza, né aiuto, tanto meno una meta.

7. Dio ha usato la risposta della moglie di Giobbe e dei suoi tre amici, per mostrarci come non dovremmo reagire alla sofferenza altrui e quanto questo sia grave ai Suoi occhi. Quando qualcuno condivide il suo dolore con noi, non dovremmo mai puntargli il dito e giudicarlo.

8. Dio ha benedetto Giobbe per la sua perseveranza. Forse non avremmo le stesse benedizioni finanziarie di Giobbe, ma la pace e la gioia di poter conoscere intimamente Dio superano di gran lunga questo aspetto. Inoltre, ci è dato di sapere che godremo della Sua presenza per tutta l'eternità.

9. La moglie di Giobbe ha iniziato a tentare fortemente il marito, quando gli disse di "maledire Dio e morire" (Giobbe 2:9). Se Giobbe le avesse dato retta, sarebbe caduto in una profonda fossa di amarezza dalla quale sarebbe stato difficile uscirne fuori.

10. Dio non ha mai risposto alle domande di Giobbe sul perché abbia sofferto; anche noi potremmo non capire mai il "perché" della nostra prova in questa parte d'eternità. Sapere il "perché" non consola.

     Comprendere il carattere, la fedeltà e la verità di Dio sono la chiave di tutto. Giobbe amava il Signore e aveva una forte relazione con Lui, prima di essere sopraffatto dalla catastrofe che gli era piombata addosso. Credo che questo sia stato il motivo per cui ha detto: "Sebbene Dio mi ucciderà, io spererò in Lui" (Giobbe 13:15). La conoscenza di Dio e del Suo carattere aiutarono Giobbe ad affrontare lo shock e il trauma causato dell'attacco di Satana.

Se stai cercando di capire il "dove" e il "perché" di qualcosa che ti è successo in passato, considera di riavviare la tua relazione con il Signore, pregando così: "Ok Dio, vorrei tanto conoscerti. Per favore, rivelati a me, come hai fatto con Giobbe. Forse non capirò mai cosa sia successo, ma sceglierò di fidarmi di Te e ti cercherò, fino a quando mi rivelerai la verità".

 

Autore: Mike Genung (tratto dal libro “100 giorni di Cammino verso la grazia”)