Foto coppia

T.F.

Come ogni adolescente nato e cresciuto negli anni settanta/ottanta, anch'io pur essendo nato in una famiglia cristiana, venni in contatto presto con la pornografia.

La prima volta che ne venni in contatto ero un bambino di otto/nove anni. All'epoca, le riviste pornografiche si trovavano disseminate nei campi e in luoghi di periferia. Giocando con altri bambini in uno di questi luoghi mi trovai di fronte ad uno di questi giornali abbandonati li, pieni di queste foto di corpi nudi. Non lo raccolsi, e non capivo di cosa si trattasse, ma l'impatto fu forte, quelle immagini in qualche modo lasciarono un segno. Entrato di li a breve nell'adolescenza, iniziò anche per me il rito della masturbazione.

Non ho mai acquistato riviste; era una cosa praticamente impossibile per un ragazzo. In effetti solo gli adulti lo facevano. Ma iniziò per me un'altro rito, alzarmi nel cuore della notte per vedere spettacoli erotici in TV.

Contemporaneamente in quegli anni iniziavo ad avvicinarmi a Dio, Lo cercavo, e scelsi di iniziare un cammino di fede in Gesù Cristo. Tutto quello che facevo a quel punto, si doveva allineare ai principi della fede che professavo. Credo riuscii bene da lì in avanti ad apparire un buon cristiano agli occhi degli altri.

Ma una sfera nella mia vita si dimostrava più complicata delle altre; quella della mia intimità. Sapevo che la santificazione che Dio chiedeva doveva essere totale, e a Lui nulla era nascosto. Ma puntualmente la masturbazione accompagnata dalla visualizzazione di immagini erotiche, si ripresentava come un bisogno travolgente.

Sforzandomi, riuscivo a sospendere per periodi più o meno lunghi questa inclinazione, ma puntualmente sempre in periodi più o meno lunghi ricadevo, sprofondando nella frustrazione, accompagnata da senso di vergogna.

Mi sentivo nel profondo di me stesso un ipocrita, e un'incoerente. Apparivo in un modo, ma dentro di me mi sentivo indegno. Contemporaneamente si sviluppava un ansia interiore che sfociava in stati di angoscia. Ho cercato di compensare tutto questo con continue promesse a Dio, ed impegni a non ricadere, che in qualche modo mi frenavano e calmavano il grido della mia coscienza.

Dopo essere caduto, imploravo il perdono di Dio di volta in volta. La domanda che nasceva in me a quel punto era; fino a quanto Dio mi poteva perdonare? Passarono gli anni, giunse il tempo del matrimonio e di mettere su famiglia. Conobbi mia moglie e l'emozione che seguì quegli eventi mi fermò quasi completamente dalla pratica della masturbazione e della visualizzazione di immagini erotiche.

Passarono non pochi anni, in cui acquistai un controllo maggiore di me stesso, e incominciai a pensare che la questione poteva considerarsi chiusa. Ma di la a poco, anche in seguito a difficoltà nel matrimonio stesso, le cose stavano cambiando. Ero un trentenne, che lavorava molto, gli ormoni a mille, il bombardamento di immagini erotiche in ogni luogo, ed un certo vuoto esistenziale che cresceva; fu il terreno per la ricaduta.

Ritornai a quegli spettacoli notturni in TV, tutto all'insaputa di mia moglie. Tornarono i sensi di colpa ,e le costanti promesse a Dio "adesso basta" o "mi impegno a non farlo più". Ma questa volta il treno del desiderio correva di più.

Probabilmente, tutto andava a riempire dei vuoti che nella vita di un'adulto, si creano per effetto della routine, ma anche soprattutto dal fatto che tutto si svolgeva nella totale solitudine. L'argomento in qualsiasi luogo era tabù, casa, chiesa, conoscenti, nessuno ne parlava. Con periodi più o meno lunghi di astinenza, sono andato avanti fino al tempo in cui internet è entrato in casa. Qualcosa che ti permetteva di accedere ad un flusso di immagini e video che prima era impossibile.

Di la a breve mi resi conto che rinunciare stava diventando sempre più difficile. Perché sospendere un piacere che si dimostrava sempre più allettante? Ma il senso di colpa, la frustrazione, la vergogna, e la paura crescevano di pari passo, ero un cristiano ipocrita. In più avevo anche un figlio che cresceva; e se mi avrebbe scoperto?

Sempre attraverso internet iniziai a scoprire che questo problema era più diffuso di quanto pensassi. Nascevano gruppi online di auto mutuo aiuto qua e là, ma che fare, non avevo il coraggio di uscire allo scoperto.

Iniziavo a comprendere che solo uscendo dal mio isolamento poteva smuoversi qualcosa, e questa era una cosa che sentivo veniva da Dio. Negli anni raccontai a mia moglie ed a un parente cristiano la cosa, ma lo feci in maniera blanda come se la cosa fosse sotto controllo. Una delle cose che non riuscivo ad ammettere è che da solo non potevo farcela.

Nel frattempo, Dio mi stava portando alla consapevolezza del mio fallimento.

Tramite quel parente cristiano, ricevetti un giorno un invito ad un incontro sul tema della pornografia, tenuto da un responsabile di un'associazione chiamata "Liberati in Cristo". Mi interessava veramente, ma di presentarmi in un luogo dove si trattava questo argomento, non se ne parlava neanche. Avrebbe guastato l'immagine del cristiano che mi ero costruito.

L'invito rimase lì nel cassetto per lungo tempo, forse qualche annetto, non ricordo bene. Una domenica mattina di un'anno e mezzo fa, dopo l'ennesima caduta e dopo ancora promesse mancate, mi ricordai dell'invito, lo presi e pensai seriamente che a questo punto era giunto il momento di farsi aiutare. Era dura, dovevo riconoscere che per una vita intera avevo fallito. Ma il desiderio di uscire da quel tunnel era forte, presi l'indirizzo email e scrissi, chiedendo un colloquio telefonico. Quel click di "invio" sarebbe stato un passo drastico.

Il giorno dopo telefonai a Daniel, il responsabile della missione. Fu un'esperienza unica, per la prima volta in vita mia riconoscevo il mio fallimento di fronte ad un'altra persona, nei riguardi di questa dipendenza.

Iniziai con lui un percorso di rendicontazione. Per novanta giorni quotidianamente gli inviavo un messaggio, rendicontando di come andava la situazione, e settimanalmente ci sentivamo per telefono. Sono all'alba dei diciotto mesi ed il mio "cammino di purezza" sta continuando. Nel frattempo ho confessato a mia moglie la mia infedeltà.

Non so se non avrò più ricadute, ma quello che più di tutto è cambiato, è che lentamente sto tirando giù quella maschera di "buon cristiano". Riconoscere le mie debolezze non e più un dramma. E la cosa più bella è crescere nella consapevolezza che la Grazia che ho in Cristo Gesù mi ha già reso un uomo puro, qualsiasi siano i miei fallimenti. T.F.