L'ingrediente mancante per la purezza sessuale

L'ingrediente mancante per la purezza sessuale

by Liberati In Cristo On 14/06/2018

Per molto tempo ho considerato la mia sessualità come una maledizione. Mi sentivo intrappolato  in un conflitto dualistico: da una parte desideravo conservarmi puro per il matrimonio, dall’altra  temevo profondamente le relazioni sentimentali in cui potevo essere coinvolto; desideravo una mente pura ed una condotta “impeccabile” davanti a Dio, ma volevo anche godere nel guardare la pornografia.

La masturbazione e le fantasie erotiche erano una comoda alternativa ma anche una miserabile prigione: più facili che fidarsi di Dio. Anche se a malincuore condividevo il pensiero di Oscar Wilde che considerava la masturbazione una “cosa pulita, efficiente, che ti fa incontrare gente interessante”.

Se tu fossi stato uno delle persone che mi affiancava nella lotta contro il peccato, avresti probabilmente conosciuto un uomo che cercava di  conservare l’integrità sessuale. Ho pregato tanto, ho letto tanti libri a riguardo, sono andato da alcuni consulenti ed ho persino partecipato a delle conferenze che trattavano questo argomento. Nonostante tutti i miei sforzi ero sempre affranto. Con il passare del tempo e dopo molta ostinatezza, ho imparato una lezione estremamente preziosa sulla purezza: da allora la mia vita è cambiata radicalmente.

La strategia del “trasferimento della gratitudine”

In Efesini 5: 3-4, Paolo scrive: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento”.

Purezza è una parola buffa che sottolinea l’assenza di qualche tipo di contaminazione. A vent’anni cercavo con tutto il mio cuore e tutta la mia anima di liberarmi dalla dipendenza dalla pornografia, sperando di non sentire più le sue grinfie su di me. L’obiettivo era nobile, ma sciegliere tra pornografia o il nulla mi sembrava davvero patetico. Una pessima scelta da fare.

La Bibbia non intende il concetto di purezza in questo modo. Nella lettera che Paolo scrive agli Efesini, leggiamo di un nuovo modello da seguire, che consiste non solo nel rifuggire da comportamenti sessualmente immorali, pensieri impuri e umorismo rozzo, bensì di condurre una vita piena di ringraziamento.

Questo è ciò che Douglas Wilson chiama la strategia del “trasferimento della gratitudine”: quando siamo pieni di gioia, contenti di ciò che Dio ci ha dato, il nostro ringraziamento va verso Gesù Cristo, la gratitudine riempie le nostre anime, senza lasciare spazio ai desideri carnali.

La contentezza di cui ci parla la Bibbia non è stoicismo. Non siamo stati creati per accontentarci come se fossimo burattini di legno, ammesso che un pezzo di legno possa sentirsi felice. Dio non vuole questo per noi. L’apostolo Paolo non ci sta esortando a vivere una felicità falsa del tipo: <<Sono felice, sono felice, sono sempre felice!>>. Niente affatto, ci fornisce piuttosto uno schema, un esempio. Egli si descrive come “afflitto, eppure sempre allegro” (2 Corinzi 6:10). La sua gioia, la sua contentezza non erano un perverso diniego della realtà, o una sorta di stoica convinzione. Lui consigliava di rallegrarsi sempre. Accontentarsi dello stato in cui ti trovi, che tu sia sazio o affamato, è quello che Dio vuole da te (Filippesi 4:11-12). “Questa è la granitica base che tiene in piedi la felicità, una gioia solida e profonda” (Doug Wilson, Father Hunger, p.184).

Pornografia: il mio dispetto verso Dio

In quel periodo della mia vita, avevo creduto alla bugia che il matrimonio e l’intimità sessuale fossero diritti basilari che mi erano stati negati. Pensavo che il sesso non solo fosse un tumultuoso bisogno biologico, ma che il piacere sessuale fosse, in qualche modo, uno degli obiettivi principali della vita: una terra promessa in qui dovevo ancora entrare. Praticare la pornografia era il mio modo di fare un dispetto al Dio che mi aveva negato questo diritto fondamentale.

Se la mia mente non fosse stata così annebbiata in quel periodo, avrei potuto capire che il matrimonio era un diritto che mi era stato concesso come qualunque altra cosa che avevo nella mia  vita. Se avevo delle benedizioni era solo per l’immeritata misericordia e pazienza di Dio. Se fossi stato razionale avrei capito che il sesso non era un “bisogno” (almeno, non come lo intendevo io). Avevo trasformato un normale desiderio sessuale in qualcosa di disperato ed esigente, non Dio. Ero io e non Dio, che avevo messo il piacere sessuale su di un piedistallo, un posto che non avrebbe mai dovuto occupare.

Con questo non voglio frenare i desideri sessuali all’interno del matrimonio, ma assegnargli la giusta priorità, solo così potrò goderne i benefici senza diventarne schiavo. Il sesso è bello (anzi bellissimo). Il piacere sessuale regala piacevoli sensazioni. Il matrimonio è buono. È bello desiderarli. Proprio quando credevo di averne “bisogno” (nella mia concezione sbagliata del termine), Dio divenne per me un Creatore capriccioso intenzionato a mettere le persone in situazioni impossibili, per poi pretendere da loro la castità.

Questo modo insolente di lamentarsi e mormorare contro Dio era l’opposto della gratitudine; non  potevo essere grato di ciò che avevo se continuavo a credere alle menzogne su Dio e sulla mia sessualità. Ritenere il piacere sessuale un desiderio normale, non un bisogno disperato, mi concedeva la libertà di posizionarlo accanto ad altri buoni desideri, in linea con i comandamenti di Dio. Ero libero di cambiare il modo egoista e distorto di vedere l’appagamento sessuale, senza temere di negare o rifiutare una parte essenziale di me. E soprattuto ero libero di pregare Dio senza rabbia nel mio cuore per “avermi creato in un certo modo”.

Con Cristo nella scuola della contentezza

La contentezza è uno dei principali ingredienti per condurre una vita di purezza e la sua assenza produce grande frustrazione. Un matrimonio sessualmente appagante viene spesso sbandierato davanti a chi è single e brama il sesso. Ci viene detto: “Sii contento e Dio appagherà i desideri del tuo cuore con una moglie sessualmente vibrante”. Ma offrire a Dio la nostra contentezza per avere in cambio del buon sesso non ci renderà veramente felici.

Dovremmo invece, percorrere la strada che ci porta alla vera soddisfazione. L’apostolo Paolo ci rivela “il segreto” della felicità: “…ho imparato ad accontentarmi nello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:11-13).

Dove consiste dunque il segreto di cui parla Paolo? La parola che lui utilizza è un termine tecnico usato nelle religioni del suo tempo, che introduce l’idea di appartenere ad un gruppo speciale, per poter imparare dei segreti di cui erano a conoscenza solo in pochi. Tuttavia Paolo pensa che tutti i cristiani possono apprendere il segreto della contentezza e racconta la sua personale esperienza. Gesù gli aveva fatto sperimentare la fame e la sofferenza,  l’abbondanza e l’indigenza. In un certo momento lo vediamo circondato da amici che lo incoraggiano, ha un tetto sopra la testa e il suo  ministero va a gonfie vele. Successivamente lo ritroviamo naufragato o gettato in prigione, oppure lo vediamo scappare via da chi vuole lapidarlo.

Queste esperienze vissute ora nell’abbondanza, ora nella fame, furono il veicolo attraverso il quale Cristo “inserì” Paolo nella scuola della contentezza. Ogni momento tranquillo “nella valle” ed ogni montagna da scalare, erano un’occasione per fidarsi della saggezza provvidenziale e della risoluta cura di Dio. Nel profondo del nostro cuore dobbiamo credere solo alle promesse di Dio e stringere un forte alleanza con Lui, tenendoci alla larga dalle falsità dell’antico serpente che continua a sussurrarci nell’orecchio la bugia che Dio ci nasconda la verità.

Dobbiamo esercitare la nostra fede quotidianamente per poter, come dice Brother Lawrence, “sperimentare la presenza di Dio”, trasformando tutti i momenti della nostra vita, che siano questi banali, elettrizzanti o ricchi di tentazioni, in un’opportunità di preghiera e lode. Fino a quando non ci pentiremo del nostro malcontento e confideremo nell’infinita bontà di Dio, la pornografia continuerà ad essere il frutto di un albero cattivo.

Autore: Luke Gilkerson